Vetrina dei reperti del periodo romano

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da abit. romana:

anfora tunisina (?) per olio;  II - IV sec. d.C.

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base di olla o brocca in argilla grigio-chiara;  fino II sec. d.C

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ciotola con orlo ingrossato, solcature, tacche e tracce di vernice bruna

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frammento di olla ad orlo estroflesso con tacche

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frammento di olla ad orlo sagomato e spalla decorata

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lastra di pietra

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laterizio con bollo

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embrice con bollo

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da S.Valentino:

embrice con orma animale

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da abitaz. romana:

moneta con effigie dell'imperatore  Tiberio (?);     zecca di Roma; 14 - 37 d.C.

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moneta con efigie dell'imperatore Adriano;  zecca di Roma;   117 - 138 d.C.

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moneta con effigie dell'imperatore Valente; zecca di Aquileia; 364 - 367 d.C. 

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retro di Valente, con Vittoria gradiente

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Archeologia a Costabissara (Vicenza)

4) IL PERIODO ROMANO.

Sommario:

a) La romanizzazione (II e I secoli a.C.).

b) La centuriazione del territorio agrario (I e II secoli d.C.).

c) La "villa rustica" di Costabissara (I - IV secoli d.C.)

d) L'acquedotto romano (I secolo d.C.).

e) La crisi dell'impero romano (III - V secoli d.C.)

a) La romanizzazione (II e I secoli a.C.)

Due date ufficializzano l’inizio del periodo romano nelle terre dei veneti: nell’89 a.C., a seguito della conclusione della guerra sociale, viene concesso il diritto latino con la ‘Lex Pompeia’ a tutta la Gallia Cisalpina, che in anni successivi viene costituita in Provincia; nel 49 a.C. (o in altra data compresa fino al 42 a.C.), sotto il patronato di Cesare,  alla stessa viene attribuita la piena cittadinanza romana.

Il processo di romanizzazione, però, comincia molto prima. Non vi è motivo di dubitare sulla tradizionale alleanza dei Veneti con i Romani in funzione antigallica, forse a partire dall’invasione dei Senoni del 386 a.C., che ha provocato il celebre assedio di Roma; sicuro è un qualche patto di tipo federativo o associativo negli anni 225-222 a.C. e in varie occasioni successive, che ha risparmiato le popolazioni venete da interventi di colonizzazione violenta e traumatica; ne fanno fede,   negli autori classici romani, i molteplici riferimenti all’ “amicizia” coi Veneti, addirittura mitizzata nelle comuni nobili origini troiane. Si tratta tuttavia di un’alleanza nella quale il socio romano ha una posizione di assoluta prevalenza  politico-militare, soprattutto con il diritto di transito degli eserciti lungo le nuove vie consolari appositamente costruite. Nel vicentino diviene fondamentale la via Postumia, che trova nell’”oppidum” di Vicenza un importante presidio; il capoluogo, subito dopo la morte di Cesare, diventa “municipium optimo iure” ed i cittadini vengono iscritti nella tribù Menenia con pieni diritti civili e politici. Anche a livello culturale i costumi, le credenze e la lingua venete sono inesorabilmente attratte nella sfera romana, ma con gradualità e con rispetto, senza imposizioni violente.

Ad esempio, in ambito religioso, è riscontrato tale processo di trasformazione - conservazione; i culti che in epoca romana vengono maggiormente attestati nel vicentino sono a divinità femminili, che richiamano le caratteristiche della o delle divinità paleovenete: Diana, in città ed a Sovizzo, una Potnia degli animali a Magrè,  ninfe nella zona delle risorgive, e poi ancora Iside, Venere, Nemesi, la Fortuna, la Vittoria alata, ecc.; sono dee della fertilità, delle acque, delle foreste, della caccia e degli animali, della ciclicità del mondo e della natura. Naturalmente vi sono anche culti ad eroi, come Ercole, ed a divinità romane maschili, come Mercurio, Giove, Dioniso ed Esculapio, a cui aggiungiamo l'idoletto egizio-romano di Anubi trovato a Costabissara.

A livello rurale non deve essere intervenuta l’assegnazione sistematica di terre ai veterani romani, che nelle aree celtiche ha assunto carattere di esproprio, ma possono essersi verificate colonizzazioni di fatto da parte di "concittadini" romani. Resta comunque il fatto che troviamo nei primi due secoli d.C. realtà insediative tipicamente romane, con abitazioni sparse al centro delle aree fertili e suddivisioni del territorio in qualche modo riconducibili alla centuriazione.

b) La centuriazione del territorio agrario (I e II secoli d.C.). 

Si tratta di una organizzazione del territorio agrario basata su una  regolarità e geometricità delle suddivisioni (limites);  come per le fondazioni delle città, ci si ispira a  motivi religiosi e propiziatori, in quanto all’orientamento del “templum” celeste deve corrispondere la realtà terrena, con due assi fondamentali ortogonali, il decumano massimo - da est ad ovest - e il cardine massimo - da nord a sud, generatori di un reticolato di decumani e cardi minori, formanti un ordine multiplo di quadrati (centurie);  sono tuttavia i motivi pratici a prevalere, per cui la conformazione naturale del terreno (come l’altimetria e l’idrografia) e le considerazioni di ordine politico (specialmente le vie di transito da proteggere da possibili invasioni ed il controllo del territorio) vanno privilegiate. La centuriazione comporta interventi profondi sull’ambiente:  bonifiche e ristrutturazioni dei campi, canalizzazioni (fossae) per lo scolo delle acque e strade lungo i limites principali, edificazioni di “ville rustiche”. Tutto ciò è ovviamente espressione di una nuova organizzazione sociale, dove i vecchi canoni di gerarchia e di specializzazione trovano ulteriori complesse direzioni.

Nel vicentino la presenza centuriata non è assolutamente chiara, in quanto non si sono identificati i principali riferimenti e le tracce esistenti portano a qualche insanabile contraddizione; si è parlato in proposito di una sovrapposizione nel tempo di due centuriazioni, probabilmente legata a mutamenti ambientali profondi (variazioni idrografiche, specie dell’Astico), o di organizzazioni del territorio effettuate su scala minore. Resta comunque il fatto che alcune inconfondibili caratteristiche sono presenti: è per noi interessante la presenza di terre rigorosamente orientate e di qualche segno ulteriore nell’ampia zona che parte da Nord, tra Schio e Santorso, passa per Malo e Marano e termina, oltre che a Novoledo, proprio nel territorio di Costabissara. E’ stato infatti individuato un limite a Nord in linea con la canalizzazione del torrente Orolo, proveniente da Castelnovo di IsolaVicentina, con prosecuzione in una carrareccia.

Siamo qui nei pressi di Motta, dove le testimonianze romane sono più evidenti, in particolare con riferimento alle prese dell’acquedotto di Vicenza ed alla strada che lo doveva affiancare.

c) La "villa rustica " romana (I - IV secoli d.C.).

In continuità con l'abitato di Costabissara  alcuni scavi archeologici hanno messo in luce fondazioni murarie in ciottoli, malta e qualche intrusione laterizia; non si è rinvenuta nessuna pavimentazione, ma un'auletta absidata ha presentato un sottofondo  in cocciopesto e si sono rinvenute sparse alcune tessere musive bianche e nere forse ad esso pertinenti. Anche gli altri materiali architettonici hanno confermato la romanità del complesso: si citano un rocchio di colonna con scanalature, un pezzo di lastra in pietra squadrata e strombata, frammenti di laterizi (mattoni ed embrici) con bollo del produttore.

I dati rilevati non consentono una sicura interpretazione, ma è probabile il riferimento ad un grande edificio rustico di epoca romana; si tratterebbe di una "villa" di campagna, centro produttivo tipico della colonizzazione e pianificazione romane. I rinvenimenti evidenziano una frequentazione prolungata, con datazioni dal I al IV secolo d.C.

Pianta della "Villa rustica romana"

( tratta da rilievo della Sopraintendenza archeologica di Padova)

Variegata è la natura degli oggetti trovati. Alcuni rimandano a tempi antecedenti, come un ciottolo in porfido con breve iscrizione in venetico (vedi periodo paleoveneto), trovato inglobato in un muro di fondazione, o come una punta di freccia in selce in uso nell'età del bronzo. Altri rivelano incontri con paesi lontani: un'anfora probabilmente di fattura tunisina testimonia ambiti commerciali mediterranei e un idoletto egiziano, il dio Anubis, allarga a dismisura i confini culturali.

Ma la gran parte dei reperti è relativa all'uso quotidiano:  un peso da telaio, che attesta un'attività tessile familiare, un resto di lucerna, una fibula in bronzo; abbondante è, sempre frammentato, il vasellame fittile d'uso domestico.  Non può mancare l'aspetto pecuniario, documentato da 25 monete, di cui una tardo repubblicana e la gran parte coniata nel IV secolo d.C..

d) L'acquedotto romano (I secolo d.C.).

Il "municipium" di "Vicetia" dalla metà del I secolo a.C. alla fine del I secolo d.C. è interessato da una profonda ristrutturazione urbanistica: mura esterne con porte, riorganizzazione viaria sulla base del decumano e del cardo, ponti ed opere idrauliche, rete fognaria, teatro; importante è anche l'acquedotto, sia nella rete di distribuzione civica fino alle terme, che nel tragitto dai punti di captazione nella zona delle risorgive; in riferimento al percorso, rettilineo con un paio di piccoli gomiti, i resti sono evidenti in località Lobia, dov'è visibile un allineamento di pilastri quadrangolari e di arcate a tutto sesto:

 

(da Mariano Arcaro: L'acquedotto romano; in Storia vicentina 96)

 

Le strutture hanno il nucleo in conglomerato di pietrame e malta cementizia ed il paramento in blocchetti di calcare posti in linee regolari ("opus vittatum"); sostenevano la canaletta in cotto dell'acqua. In località Cadanotte l'acquedotto si abbassava e diventava un canale in muratura a livello; ancora più a Nord si interrava e proseguiva fino al "castellum" di raccolta vicino a Villaraspa (Motta di Costabissara), dove si convogliavano le acque delle sorgenti del Latison (oggi laghetti di pesca sportiva e nei pressi la casa-torre di via S. Cristoforo 76, con mattoni romani inglobati) e forse di altre zone limitrofe di risorgiva.

 

Altro materiale sporadico non offre elementi di certezza, ma conferma il quadro d'insieme: nella lottizzazione S. Raffaele di Motta si è rinvenuta una base quadrata in pietrame calcinato, interpretata come elemento di un capitello funerario lungo la via;   tracce del canale in muratura in località Cadinotte,  numerose pietre squadrate trovate in località Gardellina, resti di piloni sull'Orolo sono in allineamento; purtroppo, la notizia di un rinvenimento nel passato di un tratto di circa m. 100 di strada romana lastricata nei pressi di Motta e dell'acquedotto non ha più un riscontro tangibile, ma acquisisce un grado sempre maggiore di credibilità.

e) La crisi dell'impero romano (III - V secoli d.C.).

In riferimento al territorio di Costabissara, per tutto il periodo considerato non esistono testimonianze letterarie; quelle archeologiche, come visto, sono ben evidenti fino al IV secolo, ma scompaiono per i due successivi. Copriamo il vuoto con qualche cenno  generale.

Vicenza e il suo territorio appaiono una realtà operosa ed abbastanza ricca; il potere è in una pluralità di famiglie patronali, che sono attive nella municipalità, dove assurgono alle magistrature cittadine, ma che hanno anche interessi, ville e proprietà fondiarie nell'agro fino allo sbocco delle valli alpine; controllano infatti il mondo rurale, le attività estrattive, l'industria (della lana, dei laterizi, delle ceramiche) e il commercio; tengono al proprio rango, coltivando una rete estesa di "clientes" e prodigando munificenza. Le altre classi sociali devono rispettare l'ordine esistente, ma i cittadini ed i liberti beneficiano della vivacità socioeconomica nei loro ruoli specializzati. Permane una classe di schiavi, ma in via di emancipazione verso forme di semilibertà. Esistono contatti continui col potere centrale di Roma, ma fino alla metà del III secolo Vicenza mantiene un ruolo marginale.

Il periodo successivo conosce un aggravarsi della situazione militare e l'inizio di una lenta decadenza, che porterà alla caduta dell'impero, con la data simbolo del 476 d.C.. Tale crisi, che, come noto, investe tutti gli aspetti (politici, sociali, religiosi, economici), ha nei territori padani una minore influenza per effetto dello spostamento del centro politico e militare da Roma all'asse Milano - Aquileia. Vicenza, che si colloca sulla loro via di collegamento, trae benefici per l'aumento delle infrastrutture e degli scambi a supporto delle necessità delle legioni; considerevoli sono le ripercussioni sociali dei movimenti militari: sono molti i Vicentini che partono a seguito di arruolamento nei servizi legionari o pretoriani e sono molti gli stranieri arruolati (singoli o gruppi di barbari, come i Sarmati) che finiscono dalle nostre parti;  i ripostigli monetali trovati nel vicentino, come quello di Costabissara, sono in qualche modo collegati a questi avvenimenti. 

Dopo l'invasione dei Visigoti di Alarico (402 e 410), che a Vicenza semina solo paura, quella degli Unni di Attila (452) porta il saccheggio della città, ma il grave evento viene presto superato e la relativa floridezza della comunità vicentina sostanzialmente perdurerà anche nel seguente periodo dei regni romano barbarici degli ostrogoti.       

Vetrina dei reperti del periodo romano

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da abit. romana:

 olla ovoidale;  h = cm. 22

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bronzetto di Anubis, dio egizio con figura togata e testa di cane;  h = cm. 9;     I  - II sec. d.C.

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peso da telaio

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frammento di lucerna (firmalampe) in argilla figulina

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frammento di fibula in bronzo ad arco profilato

 

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rocchio di colonna scanalata

 

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localizzazione della "villa rustica" interrata

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laterizio con bollo

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laterizio con bollo

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moneta con effigie dell'imperatore Onorio;  394 - 402 d.C.

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moneta retro di Onorio,  con Vittoria  gradiente che trascina un prigioniero e un Cristogramma

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moneta con effigie dell'imperatore Arcadio; 388 - 402 d.C.

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moneta con effigie dell'imperatore   Arcadio(?); 388 - 402 d.C.

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